Ospitalità abramitica: che cos'è la Filoxenia e come viverla oggi
L'ospitalità abramitica è il modo cristiano più antico di accogliere: aprire la porta al forestiero come se fosse Dio stesso a bussare. Prende il nome da Abramo, che alle querce di Mamre accolse tre sconosciuti e, senza saperlo, accolse il Signore. La tradizione orientale chiama questo episodio Filoxenia, l'«amore per lo straniero», e lo ha reso una delle icone più amate di tutta la cristianità.
Il racconto di Genesi 18
Abramo siede all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Alza gli occhi e vede tre uomini in piedi davanti a lui. Non aspetta che siano loro a chiedere: corre loro incontro, si prostra fino a terra e li prega di non passare oltre. Fa portare un po' d'acqua per lavare loro i piedi, chiede a Sara di impastare il pane con il fior di farina, sceglie un vitello tenero e buono e lo fa preparare. Poi resta in piedi accanto a loro, sotto l'albero, mentre mangiano.
Il testo non dice che Abramo abbia chiesto chi fossero, da dove venissero o che cosa potessero dare in cambio. Li serve. Solo alla fine il racconto rivela che in quei tre ospiti era presente il Signore, che annuncia la nascita di Isacco.

Che cosa significa Filoxenia
La parola greca philoxenía unisce phílos, «amico, che ama», e xénos, «straniero, ospite». È la stessa parola che usa la Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13,2). Per i primi cristiani l'ospitalità non era una gentilezza facoltativa ma un segno di riconoscimento: dove c'era una comunità, il pellegrino trovava una tavola e una preghiera.
L'icona della Trinità di Rublëv
Nella tradizione iconografica bizantina e russa la scena di Mamre è chiamata proprio Filoxenia di Abramo. Il monaco Andrej Rublëv, nel primo Quattrocento, la trasformò nella celebre icona della Trinità, custodita per quasi un secolo alla Galleria Tret'jakov di Mosca e dal 2024 nella Lavra della Trinità di San Sergio, a Sergiev Posad (dato aggiornato a ottobre 2026): Abramo e Sara scompaiono, e restano i tre angeli seduti attorno a una mensa, con un posto libero davanti, come un invito rivolto a chi guarda. È forse l'immagine più bella di che cosa sia l'ospitalità cristiana: un posto lasciato aperto a tavola.
«Ero straniero e mi avete accolto»
Nel Vangelo di Matteo (25,35) Cristo si identifica con il forestiero: chi accoglie lo straniero accoglie Lui. Per questo i monasteri, sia in Oriente sia in Occidente, hanno sempre custodito la foresteria e la tavola per i pellegrini. Nella Regola di San Benedetto gli ospiti vanno ricevuti «come Cristo»; nei monasteri ortodossi il pellegrino viene accolto con un bicchiere d'acqua, un dolce e una preghiera.
Come la vivo nella mia casa
Nella mia casa, vicino a Taormina, provo a vivere lo stesso spirito, in forma semplice. Non offro alloggio né un servizio: invito a condividere una giornata. Preghiamo insieme, prepariamo il pasto e lo consumiamo alla stessa tavola, a casa o all'aperto, sotto un albero o in un prato, come Abramo alle querce di Mamre. Camminiamo nel verde, parliamo dei santi, ci prendiamo tempo per stare insieme. Alla sera ognuno torna a casa propria.
L'accoglienza non ha un prezzo e non dipende da nessuna offerta: chi viene è accolto per ciò che è. Ognuno contribuisce come può: chi non può lasciare nulla è accolto come tutti, e partecipa donando un po' del proprio tempo. Racconto tutto nella pagina Giornate di spiritualità cristiana in Sicilia.
L'ospitalità è per tutti: un invito
Non serve una grande casa né una vita perfetta per accogliere. Basta una tavola, una porta aperta e il desiderio di condividere ciò che si ha. Se tante famiglie cristiane aprissero le loro porte anche solo qualche giorno l'anno, nessun pellegrino resterebbe solo. Se queste parole vi toccano, scrivetemi: sarò felice di raccontarvi la mia esperienza.
Come partecipare
Le giornate si svolgono vicino a Taormina, in Sicilia. I luoghi da visitare si concordano insieme di volta in volta. Non c'è pernottamento: condividiamo una giornata, e alla sera ognuno torna a casa propria. L'accoglienza non ha un prezzo e non dipende da nessuna offerta: chi viene è accolto per ciò che è. Ognuno contribuisce come può: chi non può lasciare nulla è accolto come tutti, e partecipa donando un po' del proprio tempo.
Le giornate sono riservate a cristiani cattolici e ortodossi, perché sono vissute nella preghiera comune. Per chiedere una data basta scrivermi su WhatsApp. Lo spirito delle giornate è raccontato nel manifesto dell'accoglienza.
Se desideri sapere che cosa rende possibile questa missione, leggi Il circolo dell'amore.
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Fonti
- Genesi 18,1-15 (Bibbia CEI 2008, LaParola.net)
- Lettera agli Ebrei 13,2 (Bibbia CEI 2008, LaParola.net)
- Vangelo di Matteo 25,31-46 (Bibbia CEI 2008, LaParola.net)
- Wikipedia – La Trinità di Andrej Rublëv (storia e collocazione)
Cosa insegna questa storia
Un posto lasciato libero a tavola è la forma più semplice di preghiera: dice a Dio che lo aspettiamo.
Domande frequenti
Che cos'è l'ospitalità abramitica?
È l'accoglienza del forestiero sul modello di Abramo alle querce di Mamre (Genesi 18): andargli incontro, servirlo e offrirgli il meglio senza chiedere nulla in cambio.
Che cosa significa la parola Filoxenia?
Viene dal greco philoxenía, da phílos (che ama) e xénos (straniero, ospite): significa amore per lo straniero.
Dove si trova il racconto di Abramo e dei tre ospiti?
Nel libro della Genesi, capitolo 18, versetti 1-15.
Chi erano i tre ospiti di Abramo?
Il testo dice che in loro era presente il Signore. Molti Padri della Chiesa vi hanno letto un annuncio della Trinità; altri vi hanno visto il Signore accompagnato da due angeli.
Che legame c'è con l'icona della Trinità di Rublëv?
Rublëv dipinse la scena di Mamre togliendo Abramo e Sara e lasciando i tre angeli attorno alla mensa: così la Filoxenia è diventata l'icona della Trinità. Dal 2024 è custodita nella Lavra della Trinità di San Sergio, a Sergiev Posad.
Cosa dice la Bibbia sull'ospitalità?
Tra i passi più noti: Genesi 18, la Lettera agli Ebrei 13,2 («alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli») e Matteo 25,35 («ero straniero e mi avete accolto»).
Questa accoglienza comprende il pernottamento?
Nella mia esperienza no: condividiamo una giornata, e alla sera ognuno torna a casa propria. Non offro alloggio né un servizio.
Perché l'ospitalità è importante per i cristiani?
Perché Cristo si identifica con il forestiero: accogliere l'altro significa accogliere Lui. Per questo monasteri e comunità hanno sempre avuto una tavola per il pellegrino.
Come si accoglie un ospite nei monasteri ortodossi?
Di solito con un gesto semplice: un bicchiere d'acqua, un dolce, a volte un caffè, e una preghiera. Poi l'ospite partecipa alla vita della comunità.
Che cosa dice San Benedetto degli ospiti?
Nella sua Regola chiede che tutti gli ospiti siano ricevuti come Cristo, perché Lui stesso dirà: «Ero forestiero e mi avete accolto».
Posso accogliere anch'io come Abramo?
Sì. Non serve una grande casa: bastano una tavola, una porta aperta e il desiderio di condividere. Anche pochi giorni l'anno possono fare la differenza per chi è solo.
Come posso vivere con lei una giornata di accoglienza?
Scrivendomi su WhatsApp al +39 370 379 45 76. Le giornate sono vicino a Taormina, riservate a cristiani cattolici e ortodossi, a titolo gratuito.