Il manifesto dell'accoglienza

Perché pratico l'ospitalità abramitica

Apro la mia casa perché credo che l'ospitalità sia una forma concreta di preghiera. Nel Vangelo Cristo si fa ospite e pellegrino: «Ero forestiero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Accogliere chi bussa significa accogliere Lui.

Il mio modello è Abramo alle querce di Mamre (Gen 18). Seduto all'ingresso della tenda nell'ora più calda, vede tre forestieri, corre loro incontro, si prostra, offre acqua per lavare i piedi, fa impastare il pane e prepara il meglio che ha. Non chiede chi siano: li serve. E senza saperlo accoglie Dio stesso. La tradizione ortodossa ha custodito questo episodio come la Filoxenia di Abramo, l'amore per lo straniero, e lo ha reso icona della Trinità.

Mi ispiro alla tradizione delle comunità cristiane ortodosse e dei monasteri, dove il pellegrino trova sempre una tavola e una preghiera. Lì l'ospite non è un cliente, ma un dono. Voglio vivere questo stesso spirito nella mia casa, nella vita di ogni giorno.

Come la tenda di Abramo, la mia casa non offre un servizio: condivide una vita. Chi entra non trova una struttura, ma una famiglia che prega, lavora, cucina e cammina insieme.

Cosa significa essere miei ospiti

La mia ospitalità non consiste nel pernottamento. Non offro alloggio né un servizio: ti invito a condividere con me una giornata.

Pregheremo insieme, prepareremo il pasto e lo consumeremo alla stessa tavola, a casa o all’aperto, sotto un albero o in un prato, come Abramo alle querce di Mamre. Cammineremo nel verde alla scoperta della storia del luogo e ci prenderemo del tempo ricreativo per stare insieme.

Alla sera ognuno torna a casa propria, portando con sé ciò che ha vissuto.

L'accoglienza è riservata a fratelli e sorelle cristiani, cattolici e ortodossi, perché la giornata è vissuta nella preghiera comune.

Come Abramo alle querce di Mamre, non ti chiedo nulla in cambio: ti chiedo solo di venire con il cuore aperto.

I valori che mi guidano

La giornata che condividiamo

Chi viene non assiste alla mia vita: ne fa parte. La giornata ha un ritmo semplice, che ciascuno vive secondo la propria libertà.

  1. La preghiera comunitaria. Apriamo e chiudiamo la giornata insieme con la preghiera: salmi, letture, silenzio, un canto. È il cuore della casa.
  2. Il cibo preparato insieme. Scegliamo gli ingredienti, impastiamo, cuciniamo e apparecchiamo fianco a fianco. Poi ci sediamo alla stessa tavola, in casa o all’aperto, benediciamo il cibo e lo consumiamo con gratitudine. Anche riordinare insieme fa parte del pasto.
  3. I momenti ricreativi. C'è tempo per giocare, ridere, raccontarsi, ascoltare musica. La gioia è una virtù cristiana.
  4. Le passeggiate nel verde. Camminiamo nella natura per contemplare il creato e scoprire la storia del luogo: le chiese, i borghi, le tradizioni e le persone che lo hanno abitato.
  5. Il silenzio e la quiete. Lascio spazio a chi ha bisogno di stare solo, leggere, riflettere.

E molto altro ancora: ogni ospite porta qualcosa di sé, e la giornata si arricchisce di ciò che ciascuno sa e ama fare.

L'accoglienza è un dono

L'accoglienza non ha un prezzo e non dipende da nessuna offerta: chi viene è accolto per ciò che è. Ognuno contribuisce come può: chi non può lasciare nulla è accolto come tutti, e partecipa donando un po' del proprio tempo. Questa missione vive affidandosi alla Provvidenza e alla generosità di chi passa, nel circolo dell'amore in cui chi riceve con gioia, con gioia dona. Chi desidera sapere che cosa la rende possibile può leggere Il circolo dell'amore.

Ospiti come amici

Chi viene è accolto come un amico, non come un cliente: non c'è alcun servizio né alcun rapporto commerciale. Per questo ognuno partecipa liberamente e sotto la propria responsabilità, prendendosi cura di sé, della propria salute e delle proprie cose. Durante le passeggiate e le attività ciascuno valuta da sé ciò che può fare, segue con prudenza le indicazioni e avverte di eventuali problemi di salute, allergie o limitazioni. I minori partecipano sotto la responsabilità di chi li accompagna. Ilarion, che accoglie a titolo di amicizia e senza alcuna struttura organizzata, non risponde di incidenti, danni o smarrimenti di qualsiasi tipo, nei limiti consentiti dalla legge.

Ciò che chiedo agli ospiti

Agli ospiti chiedo solo poche cose:

Un invito a fare altrettanto

Non serve una grande casa né una vita perfetta per accogliere. Basta una tavola, una porta aperta e il desiderio di condividere ciò che si ha.

Se queste parole ti toccano, ti invito a fare lo stesso, nella tua casa e nel tuo modo. Se tante famiglie aprissero le loro porte anche solo qualche giorno l'anno, nessun pellegrino resterebbe solo.

Scrivimi: sarò felice di raccontarti la mia esperienza e di camminare insieme a te. Come si svolgono le giornate è raccontato nella pagina Giornate di spiritualità cristiana in Sicilia.

«Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13,2).

— Ilarion

Come si svolgono le giornate di spiritualità cristiana

Cosa insegna questa storia

Non serve una grande casa per accogliere: bastano una tavola, una porta aperta e il desiderio di condividere ciò che si ha.