Oltre le parole
La colonna sonora perfetta per i momenti che non si ripetono
Flash mob matrimonio facile: si può fare anche se non sai cantare
"Le voci degli amici non si mettono in lista nozze: si mettono nella memoria, e da lì non si tolgono più."
Quasi tutti dicono no la prima volta. Non perché l'idea non piaccia: perché scatta un pensiero preciso, sempre lo stesso. Io non so cantare. Mi mettono lì davanti a duecento persone e faccio la figura del cretino.
Questa pagina è per chi ha esattamente quella paura. E la risposta breve è: un flash mob per matrimonio facile esiste, ed è pensato proprio per chi non è capace e non vuole apparire.
A guidarvi c'è Corrado Ilarion, tenore e compositore che vive a due passi da Taormina. Prima di leggere il resto, dategli un minuto: ascoltatelo dal vivo in chiesa. Poi ditemi se, con una voce così accanto, vi sentite ancora soli.
La verità sul "non so cantare"
Chi dice di non saper cantare quasi sempre intende una cosa diversa: che non sa cantare da solo, davanti agli altri, con tutti che ascoltano. Ed è vero, e non è quello che vi verrà chiesto.
In un coro succede il contrario. La vostra voce non esce da sola: esce dentro a un gruppo, sostenuta da altre. Nessuno può distinguerla, nessuno la sta valutando, e voi stessi vi accorgerete dopo due prove che il suono che sentite non è più il vostro, è quello di tutti.
E poi c'è la cosa che nessuno dice mai: gli sposi non ascoltano l'intonazione. Riconoscono le facce. Una stonatura di un amico commuove più di un'esecuzione perfetta di un estraneo, perché non è la musica che li fa piangere, è il fatto che voi siate lì.
Cosa rende facile una cosa che sembra difficile
Tutta la difficoltà viene da un equivoco: pensare che tutti debbano cantare la stessa cosa. Se dieci persone con dieci voci diverse provano a fare la stessa melodia, alcune ci arrivano e altre no, e quelle che non ci arrivano soffrono per settimane.
Il metodo che rende tutto facile è l'opposto: dare a ciascuno una parte diversa, su misura.
Ilarion dirige cori parrocchiali da anni e ha alle spalle una lunga carriera di concerti esclusivi per un palato raffinato. Alla prima prova non fa cantare nessuno insieme: ascolta le voci una alla volta, poche frasi a testa, e prende appunti. Non sta cercando i bravi e i meno bravi, sta cercando il colore e l'estensione di ognuno.
Poi scrive le parti. Alle voci più sicure la melodia. A tre o quattro una seconda voce che riempie. A chi trema di più, interventi brevi ma precisi, con un'entrata solo loro. È questo il segreto di come si armonizzano le voci di un coro amatoriale: nessuno viene messo su note che non gli appartengono, e nessuno viene lasciato lì a fingere.
La paura passa quando sai esattamente cosa devi fare
Questo è il punto che cambia tutto, e chi ci è passato lo conferma sempre.
L'ansia non nasce dal cantare. Nasce dall'incertezza: non sapere quando entrare, non sapere se stai sbagliando, non sapere cosa succede se ti perdi. È il vuoto che spaventa, non le note.
Quando invece Ilarion vi dice: "Tu entri qui, fai queste quattro note, e ti fermi", il novanta per cento dell'ansia sparisce. Avete un compito piccolo, chiaro e vostro. E un compito piccolo si può fare anche con le mani che tremano.
C'è anche un dettaglio pratico che aiuta moltissimo: durante la sorpresa nessuno guarda voi. Guardano tutti gli sposi. Voi siete in mezzo agli invitati, non su un palco, e dopo i primi tre secondi l'attenzione della sala si sposta dove deve stare.
Cosa succede davvero alle prove
Immaginate la prima serata. Ci si trova in una sala parrocchiale, in un garage, a casa di qualcuno. Tutti sono imbarazzati, tutti ridono per coprire l'imbarazzo, e qualcuno ripete di non essere adatto.
Poi Ilarion ascolta le voci una per volta, brevissimamente. E qui succede la prima sorpresa: quasi sempre chi era più convinto di essere stonato non lo è affatto, era solo insicuro.
Alla seconda prova ognuno ha la sua parte. Alla terza le voci cominciano a incastrarsi e si sente per la prima volta l'insieme. È il momento in cui il gruppo capisce che la cosa funziona davvero, e da lì in poi non è più fatica: è la parte più bella di tutte.
Le prove a distanza: quando il gruppo non riesce a vedersi
C'è un ostacolo che si presenta quasi sempre: turni di lavoro, figli, chi abita fuori, chi può solo il martedì. Trovare sei serate in cui ci sono tutti è la cosa più difficile dell'intera impresa.
La tecnologia risolve buona parte del problema. Ognuno riceve da Ilarion la propria parte con un riferimento audio da seguire e la studia quando vuole, anche dieci minuti prima di dormire. Si può lavorare per piccoli gruppi, o singolarmente in videochiamata, sistemando le difficoltà di ciascuno senza far perdere tempo agli altri.
Gli incontri con tutti presenti si riducono così a pochissimi, e servono solo a una cosa: incastrare le voci e fissare gli ingressi. Perché se ognuno arriva con la sua parte già a posto, non c'è niente da costruire da zero: c'è solo da unire.
Le cose che non dovete fare voi
Oltre a cantare, non c'è altro sulle vostre spalle. In particolare non dovete occuparvi della parte che blocca quasi tutti i gruppi.
Se la sorpresa è in chiesa, serve l'accordo della parrocchia: il celebrante decide cosa si canta, quando, e se si può riprendere. Di questo si occupa Ilarion, che concorda il brano ammesso, il momento esatto, l'eventuale accompagnamento e il permesso per le riprese. Voi non telefonate a nessuno.
Non dovete nemmeno scegliere la canzone né capire se è adatta, né decidere dove starete in chiesa. Sono tutte decisioni che vengono prese per voi.
Se proprio non ve la sentite di cantare
Esiste anche questa possibilità, e va detta. Chi davvero non se la sente può avere una parte minima, poche note nel ritornello dove le voci sono tante e nessuno emerge. Può stare nel gruppo, muovere le labbra sui passaggi difficili e cantare solo dove si sente sicuro.
Nessuno se ne accorgerà, e voi sarete comunque stati lì. Perché il regalo non è la vostra prestazione vocale: è la vostra presenza, e quella conta uguale.
Volete sapere chi vi terrà per mano?
Un minuto, non di più: ascoltate Ilarion dal vivo in chiesa.
Cercate chi organizza un flash mob vicino a voi? Leggete la guida Organizzatore di flash mob cantati: chi lo idea e come trovarlo vicino a te.
Cosa insegna questa storia
1. Non serve saper cantare, serve una parte su misura. È questo che rende un flash mob per matrimonio facile anche per chi non ha mai cantato.
2. La paura viene dall'incertezza, non dalle note. Sapere esattamente quando entrare toglie quasi tutta l'ansia.
3. Nessuno guarda voi. Dopo tre secondi la sala guarda gli sposi, ed è giusto così.
4. Le voci comuni emozionano di più. Una stonatura di un amico vale più di un professionista sconosciuto.
5. Fate riprendere tutto. Un video ricordo del matrimonio trasforma un minuto in un regalo che continua a consegnarsi per sempre.
6. Muovetevi presto. Le prove durano poche settimane, ma la data va prenotata con mesi di anticipo: è l'unica cosa che non si può recuperare.
"Le voci degli amici non si mettono in lista nozze: si mettono nella memoria, e da lì non si tolgono più."
Domande frequenti
Non so cantare, posso partecipare lo stesso?
Sì, ed è il caso più comune. In un coro la voce non esce da sola ma dentro a un gruppo che la sostiene. Con una parte assegnata su misura, adatta alla vostra estensione, anche chi non ha mai cantato riesce a inserirsi senza esporsi e senza sbagliare.
Come si supera l'imbarazzo di cantare davanti a tanta gente?
Sapendo esattamente cosa fare. L'ansia nasce dall'incertezza, non dalle note: quando qualcuno vi dice dove entrare, cosa cantare e quando fermarvi, gran parte della paura sparisce. Aiuta anche sapere che durante la sorpresa tutti guardano gli sposi, non voi.
Come si armonizzano le voci di chi non ha esperienza?
Si ascolta ogni voce singolarmente e si assegna a ciascuno una parte adatta: melodia a chi è più sicuro, seconde voci a chi regge l'armonia, interventi brevi e precisi a chi è insicuro. Nessuno canta fuori dalla propria portata, e l'insieme risulta pieno e sorprendente.
E se durante la sorpresa mi blocco?
Non succede quasi mai, ma se succedesse non se ne accorgerebbe nessuno: le altre voci coprono. È uno dei vantaggi del cantare in gruppo rispetto a un assolo. Per questo le parti dei più insicuri sono brevi e collocate dove ci sono già altre voci.
Quante prove servono per imparare?
In genere da quattro a sei incontri di circa un'ora. Il primo serve solo ad ascoltare le voci e assegnare le parti, gli altri a fissare ingressi e ritornello. Con parti scritte su misura si impara molto più in fretta che cantando tutti la stessa linea melodica.
Posso partecipare senza cantare davvero?
Sì. Chi non se la sente può avere una parte minima nei passaggi dove le voci sono molte e nessuno emerge. Il regalo non è la prestazione vocale ma la presenza: essere lì, insieme agli altri, conta esattamente quanto cantare la melodia principale.
Si nota se qualcuno stona?
Molto meno di quanto si teme, perché in un gruppo le voci si sostengono a vicenda. E soprattutto gli sposi non stanno ascoltando l'intonazione: riconoscono le facce e capiscono che qualcuno ha preparato quel momento per loro. È questo che li fa piangere.
Devo occuparmi io dei permessi o della canzone?
No. La scelta del brano, gli accordi con la parrocchia, il momento dell'esecuzione e il permesso per le riprese vengono gestiti da Ilarion. A voi resta solo la parte bella: venire alle prove e, il giorno del matrimonio, alzarvi insieme agli altri.
Con quanto anticipo bisogna organizzare la sorpresa?
Almeno due o tre mesi prima del matrimonio. Non perché servano mesi di prove, ma perché la data va bloccata: tra maggio e settembre i sabati si esauriscono in fretta. Prenotare presto non significa iniziare subito, significa avere la certezza della disponibilità.
Perché conviene prenotare molto tempo prima?
Perché la disponibilità non è garantita: tra concerti, celebrazioni e altri matrimoni l'agenda si riempie con largo anticipo, soprattutto nei mesi estivi. Molti gruppi rinunciano non per mancanza di tempo per provare, ma perché hanno chiesto troppo tardi.
Le prove si possono fare a distanza?
Sì, e oggi è la soluzione più usata quando il gruppo non riesce a vedersi. Ognuno riceve la propria parte con un riferimento audio da seguire e la studia quando vuole, anche dieci minuti al giorno. Gli incontri in presenza si riducono così a pochi, dedicati solo a incastrare le voci.
E se non riusciamo mai a esserci tutti la stessa sera?
È il problema più comune e si risolve senza rinunciare. Si lavora per piccoli gruppi o individualmente, anche in videochiamata, e si tiene una sola prova generale con tutti nei giorni vicini al matrimonio. Con le parti già assegnate serve solo unire i pezzi, non costruirli.
Chi vive lontano può partecipare lo stesso?
Sì. Chi abita fuori città o all'estero studia la propria parte a distanza e si unisce al gruppo nella prova generale, quando rientra per il matrimonio. In alcuni casi la sua voce può anche essere registrata in anticipo e inserita nell'esecuzione.
Cosa succede se ci muoviamo troppo tardi?
Dipende da due fattori: la disponibilità della data e l'accordo con la parrocchia, che va chiesto con calma. Se entrambi sono ancora possibili si può lavorare in tempi stretti, ma la qualità dipende da quante prove restano. Meglio informarsi subito e saperlo con certezza.